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Premessa:
I criteri della scelta
Le fonti dei dati sul
mercato del lavoro
Premessa: I criteri della scelta
I
criteri che sovrintendono alla scelta dei dati da utilizzare
e quindi delle fonti da monitorare ai fini della costituzione
di un “buon archivio” sul mercato del lavoro dovranno possedere
quattro caratteristiche significative:
1.
la rappresentatività, ovvero la capacità di questi
dati di rappresentare sinteticamente le caratteristiche e l’evoluzione
della realtà complessiva oggetto di osservazione
2.
l’affidabilità delle informazioni, ovvero la conoscenza
delle caratteristiche che stanno “a monte” della produzione
dell’ informazione (ad esempio il fatto che la fonte sia o meno
istituzionale, la natura campionaria o meno del dato utilizzato)
3.
la cadenza temporale, nel duplice significato dell’arco
di tempo considerato dal dato e della tempestività con la quale
questo è reso disponibile
4.
la confrontabilità, ovvero la possibilità di effettuare
comparazioni corrette nel tempo con il totale nazionale e/o
con altre realtà regionali
Alle
caratteristiche sopra elencate si aggiunge una buona accessibilità,
ovvero la possibilità di utilizzo del dato senza eccessivi problemi
di acquisizione, decodifica o normalizzazione per l’utilizzo.
Occorre
peraltro aver presente come uno sforzo di lettura intelligente
della realtà implichi la necessità di affiancare all’analisi
quantitativa strumenti di conoscenza qualitativa dei fenomeni.
All’informazione
occorrerà aggiungere l’interpretazione, la elaborazione di strumenti
e metodologie adeguati a comprendere (e se possibile anticipare)
i mutamenti congiunturali e strutturali del mercato del lavoro.
Le fonti dei dati sul mercato del lavoro
Prima
di passare all’analisi delle principali fonti sul mercato del
lavoro occorre premettere come il tema si presti alla raccolta
di molti tipi di informazioni: il mercato del lavoro costituisce
infatti un “palcoscenico” sul quale si muovono numerosi attori:
le risorse umane, le imprese, le istituzioni.
Per
ciascuno di questi soggetti esistono informazioni (e dunque
fonti) che occorre conoscere, analizzare ed utilizzare in maniera
mirata al perseguimento degli obiettivi conoscitivi del contesto.
Si
può dunque affermare che esistono fonti che più direttamente
riguardano la domanda e l’offerta di lavoro (che per comodità
di esposizione definiremo “principali”) ed altre che non riguardano
direttamente le risorse umane, ma che forniscono utili informazioni
“di contesto “ (e che dunque potremmo definire “complementari
“, senza che –evidentemente- tale definizione sottintenda alcuna
graduatoria di importanza) utili al fine di comprendere caratteristiche
ed evoluzione del mercato del lavoro.
1
Le fonti principali
1.1 I dati di fonte ISTAT
Iniziando
dunque la rassegna delle fonti statistiche principali
occorre indicare le indagini campionarie a cadenza trimestrale
effettuate dall’ISTAT sulle forze di lavoro, le
quali consentono di verificare in modo costante l’andamento
dell’occupazione e della disoccupazione nelle diverse aree regionali
e nei diversi settori di attività cogliendo anche le variazioni
periodiche dovute a fenomeni stagionali (si pensi all’influenza
che tali fenomeni assumono nel turismo e nell’agricoltura, ma
anche nell’edilizia) oppure a mutamenti intervenuti nella struttura
o nelle attività produttive. Tali indagini, condotte dall’ISTAT
a partire dal 1959 e sottoposte a periodiche revisioni (nel
1977, nel 1986, nel 1989, nel 1990, nel 1991, nel 1992) tese
ad integrarle, estendere il campione ed omogeneizzarle a livello
europeo consentono di effettuare analisi congiunturali (di breve
periodo) e strutturali (attraverso la costruzione di serie storiche).
La rilevazione trimestrale viene condotta intervistando oltre
200.000 persone in circa 14.000 comuni di tutte le province
del territorio nazionale.
Le
informazioni presenti a livello regionale riguardano sia gli
occupati che le persone in cerca di occupazione.
Per
quanto riguarda gli occupati, le variabili disponibili
riguardano:
Ø
sesso
Ø
classe di età
Ø
posizione nella professione
Ø
settore di attività economica
Ø
carattere di tempo pieno o parziale dell’occupazione
Ø orario di lavoro (nell’ambito degli
occupati vengono evidenziati i sottoccupati, cioè coloro
che nella settimana di riferimento hanno svolto un orario di
lavoro effettivo inferiore a quello abituale, oppure lavorano
a tempo parziale)
Ø
occupati in cerca di lavoro
In
riferimento alle persone in cerca di occupazione (che
dalla rilevazione di ottobre 1992, come allineamento alla definizione
EUROSTAT, comprendono le persone che si dichiarano in cerca
di occupazione ed hanno effettuato almeno un’azione di ricerca
di lavoro entro i 30 giorni che precedono l’intervista e sono
immediatamente – entro due settimane – disponibili ad accettare
un lavoro qualora venga loro offerto) le variabili disponibili
riguardano:
Ø
sesso
Ø
classe di età
Ø
titolo di studio
Ø
condizione (disoccupati, ossia persone in età di
15 anni ed oltre che hanno perduto una precedente occupazione
alle dipendenze per licenziamento, dimissioni, fine di un lavoro
a tempo determinato; persone in cerca di prima occupazione,
ossia persone in età di 15 anni ed oltre che non hanno mai esercitato
un’attività lavorativa; altre persone in cerca di lavoro,
prevalentemente casalinghe, studenti, ritirati dal lavoro che
hanno affermato di cercare un’occupazione e di essere immediatamente
disponibili per lavorare)
Ø
relazione di parentela
Nell’ambito
delle persone in cerca di occupazione, le variabili sopra indicate
vengono inoltre presentate anche in riferimento ai giovani
in età 15-24 e 15-29 anni.
Ulteriori
informazioni contenute nelle rilevazioni trimestrali riguardano
la popolazione in età lavorativa, le persone cioè
di 15 anni ed oltre che possono appartenere alle forze di
lavoro (che comprendono gli occupati e le persone in cerca
di occupazione) e le non forze di lavoro (checomprendono
la popolazione in età non lavorativa con menodi 15 anni e le
forze di lavoro potenziali -aggregato calcolato per la prima
volta a partire dalla nuova indagine sulle forze di lavoro dell’ottobre
1992- che comprendono fasce di popolazione che hanno compiuto
azioni di ricerca tra i 2 ed i 6 mesi fino a 2 anni prima dell’intervista
e/o che dichiarano di non avere svolto alcuna attività lavorativa
né di aver cercato lavoro nella settimana di riferimento).
Risulta abbastanza evidente come ai fini di una osservazione
sistematica e continuativa del mercato del lavoro sia opportuno
effettuare una scelta relativamente ai dati da tenere continuativamente
monitorati al fine di costruire un quadro aggiornato in tempo
reale delle principali variabili, alle quali possono, a seconda
delle necessità, aggiungersi elaborazioni di maggior dettaglio
qualora si presenti l’esigenza di informazioni più approfondite
su alcuni soggetti o fenomeni.
Particolarmente utile si presenta pertanto la elaborazione
di “tabelle standard” e la individuazione di indicatori quali,
ad esempio, il tasso di attività (rapporto tra le persone
appartenenti alla forze di lavoro e la popolazione di 15 anni
ed oltre) il tasso di occupazione (rapporto tra gli occupati
e la popolazione di 15 anni e oltre), il tasso di disoccupazione
(rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le forze
di lavoro ), l’indice di dipendenza (rapporto tra forze
di lavoro e non attivi).
In
riferimento alla disaggregazione delle informazioni a scala
territoriale si deve sottolineare come il livello minimo
sia quello provinciale. Tale dati sono tuttavia disponibili
soltanto annualmente (nella rilevazione di media) e le variabili
disponibili risultano meno articolate di quelle disponibili
a livello regionale.
La
disponibilità dei dati a livello comunale è disponibile
soltanto in occasione dei Censimenti (la cui cadenza
è ad oggi decennale). Per quanto riguarda il mercato del lavoro,
le informazioni sono contenute nel Censimento della Popolazione
(nel quale non a campione, ma sull’universo, vengono fornite
le caratteristiche della popolazione secondo le variabili sopra
indicate), il Censimento delle Attività Produttive (
di cui interessano particolarmente i dati relativi agli addetti),
il Censimento dell’Agricoltura, ai fini di una quantificazione
della consistenza numerica della manodopera agricola.
1.2.
I dati di fonte Centri per l’Impiego
Un’altra
fonte di informazioni di grande interesse in merito all’analisi
della domanda e dell’offerta di lavoro in ambito regionale è
rappresentata dai dati in possesso dei Centri per l’Impiego.
I dati di fonte Centri per l’Impiego/Province riguardano:
Ø
disoccupati
ex occupati e persone in cerca di prima occupazione
iscritti al collocamento, suddivisi per sesso, classe di età,
qualifica, settore di attività ( mod. Oml1);
Ø
assunti
e licenziati registrati presso
i Centri per l’Impiego, suddivisi per sesso, settore di attività
economica, qualifica, tipologia di assunzione (tra cui si segnalano,
in particolare: avviati con contratto a tempo parziale, avviati
con contratto a tempo determinato, contratti trasformati da
tempo determinato a tempo indeterminato, da tempo pieno a tempo
parziale, da tempo parziale a tempo pieno) (mod. Oml 2)
Ø
cancellati
dalle liste di collocamento (mod.
Oml 3)
Ø
lavoratori
assunti con contratto di formazione lavoro,
suddivisi per sesso, classe di età,titolo di studio, qualifica,
settore e classe di ampiezza delle aziende;
Ø
apprendisti
assunti da aziende artigiane e non
artigiane, suddivisi per sesso e settore di attività dell’azienda;
Ø
lavoratori
in mobilità iscritti, avviati e cancellati suddivisi
per sesso, classe di età, settore di attività economica, titolo
di iscrizione e motivo della cancellazione
Ø
lavoratori
extracomunitari iscritti, avviati, cancellati e cessati per: tipo di iscrizione, anzianità
di iscrizione, classi di età, titolo di studio, settore di attività,
qualifica, tipologie contrattuali (Oml1/ST, Oml2/ST Oml4/ST);
occupati a tempo determinato per settore (Oml3/ST); iscritti,
avviati, cancellati e cessati per Paese di origine (Oml1-Oml2
Oml4/ST).
Questi dati vengono aggiornati mensilmente, salvo la rilevazione
degli apprendisti occupati, che ha cadenza annuale e quella
dei lavoratori extracomunitari che presenta cadenza trimestrale.
Le
informazioni fornite dai dati sopra illustrati consentono un’
analisi del mercato del lavoro articolata a livello provinciale
e subprovinciale (ossia i Comuni che afferiscono ai Centri).
La cadenza mensile consente inoltre un aggiornamento tempestivo
dell’evoluzione delle dinamiche occupazionali in atto.
Occorre
osservare come questi dati si presentino peraltro non confrontabili
con i dati ISTAT, in considerazione della diversa natura delle
rilevazioni: mentre i dati ISTAT sono, come si è visto, il risultato
di indagini campionarie, quelli rilevabili attraverso i Centri
per l’Impiego derivano da attività di natura amministrativa
e si riferiscono pertanto all’universo di coloro che, in relazione
ai diversi soggetti indicati, utilizzano i servizi forniti dai
Centri per l’Impiego.
Sono
necessarie, dunque, alcune cautele nell’utilizzo di tali dati:
nel caso dei disoccupati, molto spesso essi risultano sovradimensionati
rispetto alla realtà in quanto esiste una quota di coloro che
si iscrivono al collocamento per motivi che esulano dalla ricerca
attiva di un’occupazione. L’applicazione del decreto legislativo
21 aprile 2000 n.181, finalizzato ad “adeguare il sistema di
incontro tra domanda e offerta di lavoro agli indirizzi comunitari
intesi a promuovere strategie preventive della disoccupazione
giovanile e della disoccupazione di lunga durata” attraverso
una precisa definizione dello stato di disoccupazione e delle
misure da adottarsi in caso di non accettazione di opportunità
lavorative contribuirà certamente a meglio definire coloro che
possono effettivamente essere definiti alla ricerca di occupazione.
E’
ancora da segnalare come questi dati, in particolare quelli
degli iscritti al collocamento presentino due quadri: uno relativo
ai dati di flusso (nuovi iscritti nel mese) ed il secondo
ai dati di consistenza (volume complessivo delle iscrizioni
in quel mese). Risulta evidente che i dati dovranno essere utilizzati
in maniera diversificata, a seconda dei fenomeni da analizzare.
In particolare i dati di consistenza potranno essere utilizzati
per la costruzione di indicatori annuali. I dati riguardanti
le assunzioni ed i licenziamenti sono invece unicamente dati
di flusso: il dato annuale potrà essere costruito sommando tutti
gli avviamenti e tutte le cessazioni in un anno dato. È tuttavia
da rilevare al proposito come, gli avviamenti possono essere
più di uno nell’anno solare, mentre per quanto riguarda i licenziamenti,
spesso le aziende non segnalano l’avvenuta cessazione del rapporto
di lavoro. L’utilizzo di tali dati deve pertanto essere effettuato
tenendo conto che certamente attraverso di essi non è possibile
quantificare esattamente il numero dei posti creati o distrutti,
ma essi costituiscono senza dubbio un utile indicatore della
propensione del mercato ad assorbire o espellere manodopera.
Nel
caso dei lavoratori in mobilità, in alcuni casi sono disponibili
dati di stock, in altri dati di flusso.
2
Le fonti complementari
2.1. I dati INPS
Oltre
le fonti sopra esaminate, anche l’INPS (Istituto Nazionale Previdenza
Sociale) costituisce un ente “produttore” di dati utili alla
conoscenza del mercato del lavoro.
Si
segnalano, in primo luogo, gli elementi conoscitivi sulla realtà
del lavoro atipico rilevabili dai dati sulle collaborazioni
coordinate e continuative, a quei soggetti, cioè appartenenti
alla cosiddetta “gestione separata “ dei lavoratori autonomi
(istituita con la legge 335 dell’8/8/95-art.2 comma 26). Le
posizioni amministrative rilevate dall’INPS sono tre:
Ø
collaboratore, colui che si iscrive al fondo ed
ha un committente con l’obbligo del pagamento dei 2/3 del contributo
totale ella prestazione erogata;
Ø
collaboratore
–professionista, colui che è iscritto al fondo e che pur essendo titolare
di partita IVA ha un committente tenuto a versare rispetto a
quella prestazione i 2/3 del contributo ;
Ø
professionista, colui che è titolare di partita
IVA ma non ha committente e che verserà il contributo dovuto,
che quindi resterà a suo totale carico.
Tra
le tre tipologie sopra indicate, largamente prevalente appare
quella dei collaboratori, seguita dai professionisti, mentre
molto esiguo si presenta il numero dei collaboratori professionisti.
Altra
informazione disponibile è quella sulle aziende utilizzatrici.
Ulteriori
elementi conoscitivi da acquisire, in quanto contenuti nelle
pratiche in possesso dell’Inps sono: il sesso, la classe
di età, le figure professionali presenti nelle diverse
posizioni amministrative, il territorio di appartenenza.
Da
sottolineare come -ad oggi- la raccolta di tali dati presenti
notevoli difficoltà trattandosi, anche in questo caso, di informazioni
derivanti da attività di natura amministrativa, non informatizzati,
giacenti presso le diverse sedi INPS.
Risulta
del tutto evidente come tali dati, qualora disponibili, risultino
di notevole interesse ai fini di una analisi articolata a livello
territoriale.
Tra
i dati di fonte INPS, un altro utile indicatore dell’andamento
del mercato del lavoro è costituito dall’andamento della Cassa
Integrazione Guadagni. Essa concorre infatti ad inquadrare
e definire la presenza e la natura di crisi, congiunturali o
strutturali, si tratta infatti di uno strumento di politica
economica (definito altresì un “ammortizzatore sociale”) che
ha lo scopo di attenuare gli effetti di crisi aziendali e di
mercato. Tale indicatore si presenta per la Liguria tanto più
significativo, in considerazione delle vicende economiche che
a partire dagli anni Ottanta hanno caratterizzato la regione
ligure comportando una profonda trasformazione ed un drastico
ridimensionamento della sua struttura industriale ed occupazionale.
Le
informazioni disponibili consistono nelle ore concesse,
non essendo significativa unaanalisi sul monte ore richiesto,
né statisticamente attendibile quella sul numero di persone
coinvolte,dal momento che esistono forme di integrazione che
prevedono la rotazione delle persone e dei periodi. Le ore concesse
sono disponibili per :
Ø
tipologie
di intervento: interventi ordinari (motivati da crisi economiche
settoriali e locali), interventi straordinari (motivati
da processi di ristrutturazione o riconversione industriale),
interventi in edilizia;
Ø
settore
di attività economica
Ø
categoria
professionale ( limitatamente alle macro categorie di ‘operaio ‘ ed ‘impiegato’)
Ø
regione
e provincia
La
cadenza temporale delle informazioni sulla Cassa Integrazione
Guadagni è mensile.
Da segnalare come, per motivi di natura burocratico-amministrativa,
le informazioni vengano fornite con un certo ritardo rispetto
al verificarsi degli eventi per cui sono stati richiesti gli
interventi. Ciò rende talvolta ‘disallineata’ la lettura dell’evento
economico attraverso il dato e la realtà.
2.2.
I dati INFOCAMERE
Un
indicatore significativo relativamente allo stato di salute
dell’economia in generale, ma anche importante sotto il profilo
degli effetti occupazionali ad esso connessi, è costituito dall’analisi
della dinamica aziendale effettuata si dati contenuti
nell’anagrafe delle imprese fornita da Infocamere.
I
dati sono pubblicati su “Movimprese” e presenti sul sito internet
“www. Infocamere .it”.
Edita
dal 1982, Movimprese rappresenta la fonte più completa ed aggiornata
sulla demografia economica del Paese. Inizialmente con cadenza
trimestrale (1982-1984), poi con cadenza semestrale (1985-1992)
ed infine nuovamente per trimestri, Movimprese rileva la numerosità
e la distribuzione sul territorio provinciale, regionale e nazionale
di tutti i soggetti economici tenuti all’iscrizione presso il
Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, analizzando
i fenomeni demografici per settore di attività economica e per
tipologia di forma giuridica dell’impresa. A partire dal 1997,
la diffusione dei dati avviene anche attraverso Internet. L’archivio
sul Web consente l’accesso ai dati in formato elettronico a
partire dal primo trimestre 1995. Precedentemente a tale data,
i dati sono disponibili su supporto cartaceo.
Dalla
banca dati on line è possibile ottenere tabelle di riepilogo
provinciali, regionali e nazionali.
Le
informazioni disponibili riguardano:
Ø
le imprese registrate, attive, iscritte e cessate
per settore di attività economica
Ø
le imprese per tipologia giuridica (ditta
individuale, società di persone, società di capitale, altre
forme).
3
Alcune considerazioni conclusive
Oltre ai dati più strettamente connessi ai fenomeni dell’occupazione
e della disoccupazione esistono altre variabili che occorre
monitorare al fine di creare un sistema di analisi del mercato
del lavoro nel suo complesso. Ci si riferisce, in particolare,
ai temi della Demografia e della Scolarità, che si ritiene utile
monitorare per le interconnessioni che essi presentano con il
mercato del lavoro.
Per
quanto riguarda la Demografia, è in primo luogo da sottolineare
come, nell’ambito delle fonti statistiche, il fenomeno demografico
sia probabilmente quello che vanta una più lunga tradizione
di raccolta sistematica delle informazioni. I dati sulla popolazione
residente per comune sono infatti disponibili su pubblicazione
ISTAT a partire dal 1861, ovvero dal primo Censimento dopo l’unità
d’Italia. L’avvento dell’informatica ha consentito l’acquisizione,
in tempi abbastanza rapidi, delle informazioni elementari sull’evoluzione
della popolazione residente attraverso i dati delle anagrafi
comunali. A livello locale, il Servizio Informativo Regionale
costituisce il primo referente ISTAT ed il punto di sintesi
dell’informazione statistica riguardante le serie di dati sulla
popolazione residente e sul movimento naturale e sociale dei
singoli comuni e delle province liguri.
Le
informazioni di base presenti in un archivio sul mercato del
lavoro devono riguardare:
Ø
popolazione
residente
Ø
movimento
naturale (nati,morti)
Ø
movimento
migratorio (iscritti, cancellati)
Gli
indicatori ricavabili da tali dati sono i saldi naturale
e migratorio ed i tassi di natalità e mortalità.
Tali indicatori possono essere elaborati a partire dal livello
comunale.
In
riferimento alla Scolarità, si segnala in primo luogo
come esistano una pluralità di dati che riguardano la molteplicità
di soggetti e di servizi che animano il settore dell’istruzione,
le cui fonti principali sono l’ISTAT, il Ministero della Pubblica
Istruzione, i Provveditorati agli Studi, le Università. Ai fini
della costituzione di un archivio sul mercato del lavoro si
ritiene che le informazioni più significative da tenere monitorate
siano quelle riguardanti la popolazione scolastica:
Ø
gli studenti iscritti alle scuole elementari, medie e
medie superiori
Ø
gli studenti iscritti al primo anno delle scuole medie
superiori
Ø
gli studenti licenziati e diplomati
Tali dati devono risultare articolati
a livello territoriale ( provinciale e regionale) e per sesso.
Per quanto riguarda l’Università,
i dati da rilevare riguardano:
Ø
iscritti
ai corsi di laurea, ai diplomi universitari ed alle scuole dirette
a fini speciali per facoltà
Ø
laureati
e diplomati per facoltà
Ai fini della costruzione di strumenti
interpretativi adeguati alla complessità dei fenomeni che caratterizzano
il mercato del lavoro si segnala altresì l’utilità di attivare
archivi tematici su fenomeni ritenuti di particolare
interesse, per i quali non si dispone di vere e proprie fonti
ufficiali, non è possibile costruire serie storiche, nascono
da indagini su campo che risulta interessante mantenere aggiornate.
Al proposito, si possono proporre alcuni temi:
Ø
il lavoro atipico, nelle sue
componenti non monitorabili attraverso i dati ISTAT: il lavoro
interinale, le collaborazioni coordinate e continuative ecc
Ø
i
disoccupati di lunga durata
Ø
gli
esiti dei corsi di formazione professionale
Ø
le diverse forme di “avvicinamento al lavoro”: tirocini,
stage, piani di inserimento professionale, ecc
Ø
gli
occupati nella cooperazione
Ø
gli
occupati in particolari segmenti economici .
Tali archivi presentano evidentemente
i limiti connessi ad informazioni derivanti da fonti le cui
finalità non possiedono la rigorosa scientificità di quelle
ufficiali, ma che tuttavia possono costituire un utile strumento
di conoscenza ed interpretazione della realtà.
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